1913 PETTO DI POLLO ALLA FREGOLI

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Che trip, Massaie! Sono settimane che mi compiaccio da sola della brillante idea che ho partorito per testare questa ricetta storico-onomastica-trasformista!

Scusate la finta sicumera e seguite il mio ragionamento, capirete che, dietro un petto di pollo lesso dal gusto francamente repellente, si può celare un mondo fantastico.

Senza uso di oppiacei, al massimo con l’ausilio di un bicchierino di vermuth.

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Dunque:

Agli albori del XX secolo, in piena Belle Époquead un passo dalla Grande Guerra, mentre migliaia di italiani emigravano nelle Americhe sulle note di Mamma mia dammi 100 lireLeopoldo Fregoli era il più famoso e talentuoso attore trasformista che si potesse ammirare nei teatri di mezzo mondo, colui che portò l’arte del trasformismo scenico alla sua massima espressione, capace di mutare pelle, anima e personaggio nel giro di pochi secondi, mai uguale a se stesso, futurista anzitempo.

Avete presente Arturo Brachetti, no? Ecco, quel genere lì.

fregoli ballerina

Tanto bravo in questa sua arte da far coniare il termine “fregolismo”, ovvero la “tendenza a cambiare continuamente idee o atteggiamenti, soprattutto in politica“, afferma la Treccani, e c’è pure la Sindrome di Fregoli, un disturbo psichiatrico, detta anche “fregolismo”, caratterizzato da delirio di trasformazione somatica, proiettato sulle persone del proprio ambiente. Il paziente crede di riconoscere come amici persone estranee o, più raramente, che persone note abbiano alterato la loro fisionomia per non farsi riconoscere”.

Per cotanto personaggio, mi son detta, la cosa migliore da fare è dare un senso logico, coerente e divertente anche all’interpretazione della ricetta, trasformandola in un piatto trasmutante, che cambia di significato, d’aspetto, che nasconde un trucco o una doppia personalità.

Magico.

Non vi sembra un’idea meravigliosa? Spero che la magia riesca, che piaccia anche a voi questo giuoco, in bilico sul filo inesistente che unisce il gusto perduto, il tempo passato, l’arte di un fenomeno e le pagine ingiallite dei ricettari d’epoca.

Pollo Fregoli ok

Ecco come:

  • La ricetta in questione, il Petto di pollo alla Fregoli, contenuta nell’Almanacco Gastronomico di Jarro del 1913 (qui le altre sue ricette testate), ben si presta ad apparir mutevole. Altro non è che un po’ di pollo lesso con un’orribile salsina dolciastra, ma se sfilacciate con pazienza il petto di pollo dopo averlo lessato, ne otterrete tante piccole striscioline che, ad un occhio non particolarmente attento e ad una giusta distanza, potrebbero sembrare spaghetti.
  • Quella cremina lì, fatta di uova, latte, zucchero, amido, rum e cannella, dà l’idea di una salsa al formaggio (la ricetta ha qualcosa che non va, mancano le dosi, forse Jarro ha dimenticatoun elemento o aggiunto per sbaglio lo zucchero. Insomma, na schifezzuola dolciastra, simile alla crema pasticciera).
  • La ciotola che abbiamo usato le foto (parlo al plurale perché a farle così belle, le foto, ci ha pensato l’amica Mozza, di cui parlerò dopo) è della linea Hybrid, una ciotola composta da due diverse metà, che cambia faccia e colore a seconda dei punti di vista, manco fosse un politico di professione.

Per farla breve, un pollo lesso che, con un repentino cambio d’abito, si finge spaghetto.

Dai, l’idea funziona, non trovate?

1913 pollo Fregoli

LEOPOLDO FREGOLI

 

fregoli bio

Per uno strano caso del destino, girovagando in un mercatino dell’usato, ho trovato l’autobiografia di Fregoli, datata 1936, contenente deliziose foto giovanili che ho prontamente rubato con la fotocamera del cellulare.

Ma veniamo alla bio di Fregoli. Non la tiro lunga, visto che in rete trovate millemila siti che lo raccontano, come questo e questo.

Nasce a Roma nel 1867 e comincia ben presto a calcare le scene come comico, cantante e illusionista. Nel 1887 parte militare per l’Africa, dove ben presto diventa celebre grazie ai suoi spettacoli. Tornato a Roma, si esibisce con successo all’Esedra di Roma.

Siamo al 1893 quando forma la Compagnia di fin di secolo con cui gira l’Italia e mette a punto le sue doti di trasformista che lo renderanno famoso anche al di fuori dei confini nazionali.

New York, Londra, Berlino, Parigi, America latina… si esibisce in tutti i luoghi e in tutti i laghi fino a quando, nel 1925, al culmine della sua carriera, decide di ritirarsi a Viareggio, in una bella casa di fronte al mare, dove muore nel 1936.

Non siate tristi, ha avuto una vita piena di vite e anche una moglie, Velia, sposata nel 1893.

Ma uno degli episodi più interessanti (ah, il fato, signora mia…) è quello dell’incontro di Fregoli con i fratelli Lumiére, gli inventori del cinematografico. Accadde in un teatro a Lione nel 1897 e fu subito amore. No, non parlo di un triangolo amoroso, ma della passione che sbocciò fra Fregoli e la nuova arte cinematografica. Leopoldo acquistò un proiettore, con la benedizione dei Lumière, e cominciò a filmare se stesso in piccoli corti che faceva vedere durante i suoi spettacoli, diventando uno dei primi a portare in teatro questa nuova, pazzesca invenzione, che ribattezzò Fregoligragh! 

 
Permettetemi di chiudere con un ringraziamento ad Alice “Mozza” Fiocco, amica, fotografa e producer di Odd Produzioni, che ha fotografato il piatto e reso plausibile tutto sto giochetto. Se l’avessi fotografato io, certamente non sarebbe stata la stessa cosa… Grazie Mozza!
Vi lascio (era ora, dirà chi di voi è arrivato a fatica fino a qui) con la godibilissima intervista impossibile a Fregoli (qui interpretato dal compianto e straordinario Paolo Poli), condotta dal sagace poeta Giorgio Manganelli nel programma di Radio Rai del 1975, con la regia di Vittorio Sermonti.

 

E’ un Fregoli”, diciamo sulla terra. Lei era una figura da burla e insieme c’era qualcosa di sinistro in quella sua mostruosa vocazione mimetica. Essere altri, cogliere quei segni inconfondibili che fanno un essere umano così tetramente riconoscibile nella folla degli uguali. Segni perituri, ma in qualche modo trascritti nel gran registro dell’universo.