1930 DOLCE PRINCIPE DI PIEMONTE

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Il numero di Luglio de La Cucina Italiana è già in edicola da un paio di settimane e, come sempre, ci trovate millemila coloratissime-leggerissime-buonissime ricette e la rubrica che mi vanto di curare, Ieri e Oggi.

Quella rubrichina lì con le ricette tratte dall’archivio storico del giornale di cucina più longevo d’Italia, fatta a mano da me (selezione delle ricette, scrittura bozza articolo), Laura (sistemazione/correzione bozza/editing), Joelle (ai fornelli), Beatrice (stylist) e Riccardo (foto). E, ovviamente, con la supervisione della nuova direttrice, la bellissima (dentro e fuori) Maria Vittoria Dalla Cia.

La ricetta selezionata per il mese di luglio è stato il Dolce alla Principe di Piemonte, l’Umberto.

Buona è buona davvero, e contiene in sé il patrimonio di bontà italiche di quel tempo.

Leggete e capirete.

 

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Un concentrato di bontà nazionali, un fermo immagine in forma di ricetta, un gustoso pensiero di nozze.
Voleva simboleggiare tutto questo la ricetta dedicata al figlio del re Vittorio Emanuele III, Umberto II di Savoia, Principe di Piemonte, erede al trono e fresco sposo.
Creme sopraffine fra strati di pasta frolla e altre squisitezze rappresentavano al meglio il Belpaese in quel 1930:
dal popolare Cordial Campari allo Strega, il liquore giallo prodotto in Campania, fino alle mandorle della Sicilia o della Puglia e, a completare l’opera, i biscotti Savoiardi, forse creati nel Medioevo per un fastoso pranzo in onore dei Reali di Francia in Casa Savoia e poi adottati ufficialmente. Ma non basta, perché la ricetta originale prevede anche “nel mezzo, un tableau figurante lo scudo della città di Torino con traversale di due nastrini dai colori italiani e belga”. Il nastrino belga e la rosa erano un evidente omaggio a Maria José, principessa del Belgio, sposa del futuro Re di maggio, e il tableau con l’emblema di Torino alla città che li ospitava.
Una bella favola, la loro, che nella realtà non fu così romantica, per diversità di carattere e di edu- cazione: chiuso e di stampo militare lui, liberale e mo- derna lei. Ciononostante, quattro anni dopo, nacque la prima dei loro quattro figli, Maria Pia, alla quale La Cucina Italiana dedicò persino la copertina del nu- mero di ottobre 1934, a riprova del grande affetto che legava la rivista alle gesta della famiglia reale. Manca- vano dodici anni alla proclamazione della Repubblica e alla fine della favola monarchica.

 

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RICETTA ORIGINALE

 

Dolce Principe di Piemonte

Fate cuocere tre dischi di pasta frolla di grandezza media, servendovi della comune pasta frolla.

Cotti e raffreddati, spalmare sul primo disco crema di pasticcieria profumata con un bicchierino di Cordial Campari. Disporre il secondo disco e spalmare di crema misto a polvere di mandole prelinate: mettere poscia dei biscotti inbibiti di strega misto a cognac.

Spalmare con crema e mettere il terzo disco. Mettere nel contorno una stricia di carta pergamenata e allacciare poi con un nastro azzurro terminante a fiocco. Sopra spolverare con zucchero velo. Su un fianco disporre un’autentica rosa thea.

Nel mezzo un tabeau figurante lo scudo della città di Torino con traversale di due nastrini dai colori italiani e belga.

N.B.: il “tableau” può essere fornito da appositi laboratori esistenti qui a Milano per tale lavori.

L’ape gastronomica

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La foto sopra è del matrimonio reale e quella sotto è la copertina de LCI in occasione della nascita della prima figlia della coppia.

 

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