1963 SPAGHETTI ALLA UNGARETTI

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M’illumino di cumino.

Eccomi qua a postarvi l’articolo da La Cucina Italiana di ottobre delle Massaie. Si, si, si chiama Ieri e oggi la rubrica, lo so, ma io continuo a chiamarla Massaie Moderne.

Ho un’età, mi ci vuole un po’ a cambiare le abitudini.

Gli “Spaghetti all’Ungaretti” sono di una bontà semplice e illuminante. Ermeticamente gustose.

Leggete, massaie, leggete…

 

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Ungaretti l’ermetico, anche a tavola. Gli spaghetti omonimi ce lo dimostrano: pochi ingredienti per un gusto così intenso rappresentano un’allegoria culinaria della sua arte poetica. La semplicità di una cacio e pepe rinvigorita, speziata dal cumino croccante e dalla noce moscata, ci racconta il gusto della sua vita.

Nato ad Alessandria d’Egitto da immigrati italiani, gli studi a Parigi fra futuristi e decadenti, per poi tornare in Italia, a 26 anni, ed arruolarsi volontario nella Prima guerra mondiale, poeta-soldato del 19° reggimento di fanteria sul fronte del Carso. E siamo solo ai primi trent’anni di vita…

E’ la tappa più alta della saggezza e dell’intelligenza delle cose dell’uomo. Poeta puro.”, scrive, ispirato, Marin San Sile nella rubrica Personaggi nella loro casa, magnificandone la grandezza di uomo, di poeta e anche di gourmand:Giuseppe Ungaretti è un buongustaio di prim’ordine”.

Aveva 72 anni all’epoca di quest’intervista, amava il vino -“mosto che si fa vino, la poesia della natura in una alchimia ineffabile”- e il cibo semplice, come gli spaghetti burro e formaggio e una bistecca alla fiorentina accompagnata dalla salsina “Allegria”, l’altra ricetta presente nel servizio. Preparata con olio evo, succo e zesta di limone, erbette aromatiche da lui stesso raccolte, mollica e aceto, questa salsa prese simpaticamente il nome dalla famosa raccolta di poesie, L’allegria, del 1931.

Parte delle liriche confluite in questo libro furono ispirate dalla drammatica esperienza della Grande guerra, come la meravigliosa “M’illumino d’immenso”, scritta al fronte nel 1917.

Il finito e l’infinito, le sconfitte umane, la violenza e la speranza in una salsa: ermetismo gastronomico, vera poesia per la mente e il palato.

Samanta Cornaviera

 

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ll servizio originale

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La copertina del 1963

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