1914 LEPRE ALLA D’ANNUNZIO

Prima di tutto, fatevi un tuffo fra i colori, le stoffe, i ninnoli, le statue e i cimeli del Vittoriale, cucina compresa, per farvi un’idea della “vita inimitabile” del super D’annunzio. Si tratta di un brevissimo video con il presidente della Fondazione Il Vittoriale degli italiani, Giordano Bruno Guerri, che ci spiega i gusti del Vate in fatto di cibo (e donne) e il suo rapporto con Suor Ghiottizia, la cuoca che lo nutrì negli anni dell’esilio dorato di Gardone Riviera.

Sei la più grande biscottaia del mondo biscotto“, scrisse Gabriele alla sua adorata Albina in uno dei tanti bigliettini di cui sentirete parlare.

Se fosse vivo, D’Annunzio sarebbe il più grande copy del mondo copioso (della pubblicità). Un creativo vero, irriducibile, puro.

(CAN-NEL-LO-NI! Anche a me è venuta un’irrefrenabile voglia di CAN-NEL-LO-NI!)

Fate caso alla canzone iniziale, A’Vucchella, cantata dal grande Enrico Caruso e scritta da D’annunzio (la scrisse nel 1892 per scommessa, doveva dimostrare di poter poetare anche in dialetto napoletano. E’ diventata un classico della canzone napoletana, scommessa vinta). Dura 4 minuti, il giusto.

 

La ricetta della Lepre alla D’A è tratta dall‘Almanacco gastronomico di  Jarro, nome d’arte di Giulio Piccini di cui abbiamo già parlato in altri post. Adoro Jarro, i suoi almanacchi sono un tesoro di ricette, personaggi interessanti e umorismo démodé che fa tanta tenerezza.

I due si conoscevano bene. Parlo di Jarro e D’Annunzio. Intorno al 1898, D’A. si trasferì vicino Firenze, a villa La Capponcina, per stare accanto alla sua amata Eleonora Duse. Fra le altre cose, nel periodo fiorentino, D’annunzio partecipò anche alla scrittura del periodico letterario fiorentino Il Marzocco (il nome lo inventò egli stesso), assieme ad Enrico Corradini, Ugo Ojetti  e, appunto, a Jarro.

MARZOCCO

“Ti mando quel che vuoi ma tu mandami per telegrafo la bistecca di tre quarti che mangiammo allora insieme col non dimenticabile Jarro. Stop.”

Non dimenticabile, scrive D’A. di Jarro qualche anno dopo aver lasciato la Capponcina, e, in effetti, il nostro Giulio Piccini era uomo ben introdotto, colto e divertente, autore già affermato e collaboratore di importanti giornali, tra i quali La Lettura del Corriere della sera. Non un toscano godereccio qualsiasi, ma un amico con il quale discutere di temi importanti,  di letteratura, politica, musica o teatro. Jarro le sapeva tutte.

Nel 1909, D’A. riparò in Francia, in fuga da uno stuolo di creditori che non volevano più sentir ragioni per i mancati pagamenti.

Nel 1912, Jarro pubblicò il primo Almanacco con l’editore Bemporad e fin da subito propose aneddoti, episodi e ricordi legati all’amico Gabriele. E ricette, come questo Fagiano alla D’A. e il racconto di una serata incredibile…

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Ma torniamo a Suor Ghiottizia, al secolo Albina Becevello, cuoca di Paese (Tv), al servizio di D’A. dal suo arrivo al Vittoriale. Un rapporto curioso il loro, come potete leggere qui

La Fondazione Il Vittoriale mi ha spedito alcune foto dei biglietti scritti dal Vate ad Albina. Leggete…

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biglietti dannunzio a cuoca5_biglietti dannunzio a cuoca_

Meravigliosi, non trovate? E a proposito di cibo, di piatti preferiti dal grande D’A., trovo assai curioso che egli fosse un consumatore seriale di uova e frittate. Voglio dire che è davvero particolare che un uomo così creativo, geniale e difficile ami alla follia il cibo più semplice che esista. La perfezione della forma e della sostanza, simbolo di vita, di fertilità, dell’origine del tutto. Riflettiamoci, magari davanti a due uova in camicia con una bella grattata di tartufo. Bianco. D’Alba.

E’ l’aggancio perfetto per parlarvi dell’evento massaico all’84esima Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba di ieri, 2 novembre. Ringrazio ancora una volta Ugo Alciati per la bella interpretazione della centenaria Lepre alla D’A che vedete nelle foto. Simpatico, talentuoso e gran conoscitore della sua terra, Ugo è riuscito a dare una forma perfetta, cromaticamente ed esteticamente pazzesca al piatto, in pieno stile dannunziano. Bella e buona, la nostra Lepre, svecchiata nel procedimento e anche in qualche ingrediente: meno carne e grassi, più verdura e trifola per tutti (finemente affettata all’ultimo), accompagnata da emulsione di zucca e prezzemolo e germogli di piselli.

Terra, bosco, autunno. Alba. L’ambiente perfetto.

Bella, non trovate?

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Dalle parti di Alba, l’accoppiata lepre/tartufo è un must da sempre, come dimostra la foto del re del tartufo, Giacomo Morra, con un esemplare di trifola da guinness e, sotto, le 2000 lepri appese davanti al suo ristorante in piazza Savona in occasione di una festa di paese. Erano gli anni ’50.

tartufi morra

 

LA RICETTA

 

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Qualche foto dell’evento, un ringraziamento all’organizzazione  e il post può dirsi completo…

E domani sera vi aspetto alla radio, ospite del programma Crooners&Classics su Radio Capital con il Pollo alla Lyda Borelli. 

Ancora Jarro, ancora 1914 (oh, 100 anni dalla Grande Guerra!), ancora Massaie.

Sami

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