1929 LA SQUISITA MINESTRA DI GIUSEPPE VERDI

Libiam libiamo, ne’ lieti calici, 

che la bellezza infiora; 

e la fuggevol fuggevol’ora 

s’inebrii a voluttà.

Salute! Mi sembra doveroso iniziare con il celebre brindisi in tempo di valzer della Traviata di Giuseppe Verdi, visto che questa ricetta datata 1929 è dedicata a lui, il Cigno di Busseto. E, guarda caso, questo è anche l’anno in cui si celebra il bicentenario della sua nascita (1813/2013). Manco a farlo apposta! Proporrei allora un bel calice di spumante italiano, Prosecco o Franciacorta, così sgrassiamo, puliamo il palato dalla patina di fritto della crocchetta di patate immersa in brodo sostanzioso e gocce di sugo di carne, eh?! 

La ricetta della (davvero) Squisita minestra di Giuseppe Verdi è contenuta nel primo numero de LCI, lì nella rubrica delle “Minestre e vivande equivalenti”, sotto la “Vera minestra dei rurali” firmata dal sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura e Foreste Arturo Marescalchi (che fu anche enotecnico, sottosegretario all’Agricoltura proprio dal 1929 al ’35 e uno dei firmatari della proposta di legge per l’assicurazione obbligatoria per agricoltori e produttori vinicoli contro i danni della grandine). 

Vagando per la rete ho trovato un aggancio, uno dei miei sport preferiti. Sono datate 1929, infatti, le prime registrazioni delle opere verdiane dirette dal maestro Arturo Toscanini, uno dei massimi interpreti di Verdi (e convinto antifascista), con la New York Philarmonic Orchestra o con la NBC Symphony OrchestraDite che l’allora direttrice di LCI, Delia Notari, fosse un’amante sfegatata delle opere verdiane interpretate da Toscanini? Mi piace crederlo. 

Qui potete ascoltare i Preludi da La Traviata diretta proprio da Toscanini, proprio in quel 1929. Fatelo, è una gioia per orecchie, cervello e cuore. E sappiate che, in un delirio transmassaico-archeomistico-paraculinario, ho gustato la Squisita minestra di GV ascoltando questa meravigliosa musica. E’ stato bellissimo. Spettinata, sporca di uovo e farina, unta e maleodorante di frittume, ho fatto un salto indietro nel tempo, lieta.  

La ricetta recita così:

Di questa minestra si compiacque, in special modo, Giuseppe Verdi e spesso si serviva nel Palazzo Doria  a Genova, o nella villa di Sant’Agata. Mettete a cuocere un chilo di patate, con sale; poi sbucciatele, pestatele in un mortaio, o schiacciatele con il dorso di un piattino. Ridotte in pasta, unitevi 75 grammi di burro, un cucchiaio di farina, parmigiano grattato, sei tuorli d’uovo. Agitate il tutto fin che si leghi in una compagine omogenea: formate, quindi, tante pallottole, friggetele in padella con olio. Quando saranno fritte ponetele in carta straccia, affinché rendano tutto l’olio e, quindi, in un tegame. Versatevi sopra buon brodo, specialmente di pollo, o di tacchino se ne avete, e un po’ di sugo di carne.  Avrete una minestra ideale.  Per sei persone scemate le dosi della metà.

Mi incuriosisce l’ultima frase: per sei persone scemate le dosi della metà.  Cioè le dosi per questa ricetta è per 12 persone? Urca, che famiglie numerose! Hai voglia a far pallottole… E’ proprio vero che la televisione ha portato un significativo cambiamento delle nostre abitudini. Qui c’è una prova tangibile. Vabbè, io ho scemato le dosi della metà della metà. 

La sostanza della squisita minestra è, dicevo, una crocchetta di patate arricchita da uovo e grana, fritta in olio buono e tuffata in brodo caldo (di pollo). E visto che in freezer tengo sempre del sugo di carne (come da ricetta dell’Artusi, versione romagnola), ho aggiunto qualche goccia anche di quello. Un piatto sostanzioso e di pochi ingredienti sicuri. Le crocchette risultano leggere, appena croccanti fuori e tenere dentro e al primo boccone ben si amalgamano con il brodo, offrendo un gusto tondo, pieno, conosciuto, rassicurante. Ottima anche per bambini. Non proprio leggera.

Possiamo considerarla una ricetta “povera”, fatta con prodotti della terra, che potevano essere reperiti con facilità, sopratutto in campagna. Giri di parole per dirvi che il maestro Verdi fu anche un contadino di ritorno, un amante ante litteram del chilometro 0.  Nato in provincia di Parma, divenuto famoso e acclamato a livello internazionale (anche se toccato da sciagure dolorose, come la morte della moglie e di due figlioletti), Verdi sentì ad un certo punto la necessità di tornare alla vita di campagna e nel 1848 acquistò Villa Sant’ Agata (in provincia di Piacenza), vi si stabilì con la seconda moglie, la soprano Giuseppina Strepponi, e divenne un vero appassionato ed esperto di pioppicultura, allevamento di cavalli e di enologia. Amava la terra e ciò che offriva, fu addirittura uno dei primi coltivatori non professionisti di kaki! Come si può scoprire qui, nel lontano 1888 la premiata ditta Ingegnoli di Milano, tutt’ora in vita, importò dal Giappone in Europa le piante di kaki e alcune di esse furono inviate al Maestro perché le testasse. Potete trovare qui sotto (fra le foto) la lettera di ringraziamento di Verdi, evidentemente contento del risultato.  Vi invito a leggere altre due ricette, la prima dedicata al Maestro da un cuoco francese e la seconda, la Spalla cotta, un’altra preparazione che amava molto, dal meraviglioso sito Academiabarilla.it .

Chi sono io per parlarvi del risorgimento, del ruolo di Verdi, di W V.E.R.D.I, del Nabucco e dei cannoni?! Una massaia, solo una massaia curiosa. Infatti glisso, consapevole dei miei limiti e non amando troppo il copiaincolla, ma vi linko un sito ove possiate leggerne di più, tanto è interessante l’argomento, tanto è denso di significato e legato strettamente a quello che siamo, noi popolo italiano. Si tratta del bellissimo passioneperlacultura.it/ , nella sezione dedicata a Verdi (una semplice e veloce registrazione e conferma mail vi permetterà di accedervi), alla sua vita e alla sua opera, con lettere (lette da un bravo speaker), foto, documenti e  spartiti. In particolare, vi invito a visitare la sezione dedicata al Nabucco, dove potrete anche ascoltare le originali incisioni a 78 giri del Va’ pensiero, eseguito dall’Orchestra della Scala diretta da Angelo Albergoni, realizzate prima del 1938.  

Se invece non vi va di registrarvi (basterebbe un accesso via fb per eliminare il problema, ma non l’ho trovato) e visto che ci tengo che questo post finisca con l’ascolto del Va’ pensiero (che, al netto del pensiero leghista, è da brivido), allora possiamo “ripiegare” su Toscanini e l’ouverture del Teatro alla Scala. Era il 1946, guerra finita e fascismo sconfitto, quando Toscanini tornò in Italia per votare a favore della Repubblica, dopo l’esilio in America e la sua ardita critica al regime. 

W Verdi, W l’Italia, W la Squisita minestra! 

In alto i calici, massaie! Un brindisi al genio di Verdi e alla sua passione per la (nostra) terra. 

Libiam libiamo, ne’ lieti calici, che la bellezza infiora; e la fuggevol fuggevol’ora s’inebrii a voluttà.