1914 GNOCCHI DI PESCE “ALLA MATTIA BATTISTINI”

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Ma voi lo sapete che Mattia Battistini è stato uno dei migliori baritoni del XIX secolo? No?!

Nemmeno io.

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L’ho scoperto grazie al fantasmagorico Jarro (nella foto qui sotto) e al suo preziosissimo Almanacco gastronomico del 1914,  lo stesso che contiene la Lepre alla D’annunzio il Romanzo ai tartufi e altre chicche che il tempo mi aiuterà a farvi conoscere.

Jarro, al secolo Giulio Piccini, mi piace assai. Toscano, critico musicale e teatrale, scrittore, collaboratore, tra gli altri, de La Lettura del Corriere della Sera, amico di D’annunzio (quando stava alla Capponcina), di Ugo Ojetti e altri personaggi importanti di quel tempo. Colto e divertente, gourmand e gourmet, Jarro sentì la necessita, dopo tanti libri seri, di dedicarsi ad un libro di cucina che fosse, finalmente, divertente.

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Gli Almanacchi, editi da Bemporad, uscirono a cadenza annuale dal 1912 al 1915, anno in cui Jarro morì. Il perché della sua prematura dipartita mi sembra piuttosto evidente, guardando le foto qui sopra. In basso a destra il primo Almanacco del ’12, con in copertina un disegno che probabilmente raffigura il nostro eroe ai fornelli. La foto in bianco e nero, invece, è del 1915: si nota un aumento di peso notevole, nè?! Troppo, signora mia! Leggendo le ricette contenute nei suoi ricettari e avendone cucinate alcune, c’è da ammettere che le dosi di grassi, burri, soffritti e lardi sono da considerarsi, a dir poco, poco salutari.

Ciò non toglie che i suoi Almanacchi siano uno scrigno di preparazioni curiose e, sopratutto, dedicate ai suoi amici e conoscenti: dalla Lepre alla D’annunzio alla Minestra di Giuseppe Verdi, al Fagiano alla Caruso o il Pollo alla Lyda Borelli, i Piccioni alla Renato Simoni…

E tanti tanti altri. E i pubbliredazionali? E i marchettoni? E le meravigliose pubblicità? E le facezie e storie culinarie? Tutto concorre a rendere questi libricini (si trovano ancora in vendita su web) indimenticabili.

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“Dò a questa pietanza il nome del celebre artista, che è pure un fine gastronomo.”

Questa la postilla aggiunta da Jarro a supporto della ricetta, a significare che i due si conoscevano di sicuro (Jarro era, come detto, un fine critico musicale) e che probabilmente avevano già condiviso deschi raffinati e riccamente imbanditi.

Battistini, 56enne in quel ’14, era nel pieno della sua carriera, famoso ovunque nel mondo, quasi venerato in Russia, dove era considerato una specie di semidio.

Vi consiglio, se vi interessa approfondire, di leggere qui e qui, e di sentirlo cantare…

LA RICETTA

 

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Allora, non essendoci dosi precise, ho usato 4 filetti di platessa (erano lì, in freezer, in attesa), 2 rossi e un bianco, tre cucchiai rasi di farina, latte e parmigiano grattugiato qb, sale e pepe. Ho tenuto a lungo l’impasto sul fuoco, in modo da cuocere la farina e per ottenere una consistenza piuttosto soda, tale da permettere poi di lavorare gli gnocchi senza impazzire. Ecco, tipo quando fate il roux.

Ho deciso di formare gli gnocchi con la tasca da pasticciere (sac à poche) per donare a cotanti gnocchetti una forma all’altezza del suo ispiratore. Voi potete anche scegliere di lavorarli come si fa con gli gnocchi alla romana, va bene lo stesso.

Ho passato tutto in forno fino ad ottenere la giusta gratinatura (non prima di aver versato, gnocco per gnocco, la giusta quantità di burro fuso e grana) e poi li ho lasciati alla mercé dell’adolescente di casa, mio figlio Davide, che li ha ingurgitati, ingollati, senza proferire parola, salvo un “mh, buoni”, verso la fine.

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Uh, dimenticavo, il piatto! Piatto inteso come manufatto di ceramica. Non è meraviglioso? E’ uno dei tanti che trovo ai mercatini dell’usato e antiquariato. E’ un piatto S.C.I. Laveno – Verbanum, arriva dalle sponde lombarde del lago Maggiore, dove per decenni (aprì nel 1856 e fu assorbita da Richard-Ginori nel 1965) la ceramica ha dato da mangiare alla maggior parte della popolazione locale e non. Sono stata a fare un giro al MIDEC, IL Museo Internazionale della ceramica, che raccoglie i pezzi più prestigiosi della produzione. Vale il viaggio, questo è certo.

Laveno, Museo

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Piatto e servizio Guido Andlovitz. 

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A sinistra, il servizio per la casa reale Savoia, in terraglia forte, blu cobalto e contornato oro. Scusate la foto non a fuoco. A destra, il Vaso Liberty di Giorgio Spertini del 1903.

Incantevole.

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