1955 IL CIBO DEGLI ANGELI

Da La cucina italiana del maggio 1955, un golossissimo dolce tutto cioccolata, burro e zucchero, simile all'Angel cake americana.

Ehi, massaie, avete giusto giusto 5 ore a disposizione (eccerto..)?

Figli da qualche amichetto, compagno/marito/fidanzato fuori per lavoro o alla partita, saturno in capricorno e suocera alla larga? Ecco, situazioni come queste renderebbero possibile per una massaia-lavoratrice la realizzazione di questo ipercalorico dolce datato 1955.

La ricetta lo specifica: TEMPO DI REALIZZAZIONE 5 ORE.

Una bontà celestiale in cambio di un po’ del vostro prezioso tempo, realisticamente quello del week-end o della notte più buia. Ma ne vale la pena, amiche mie, eccome! 

Perchè la crema al burro e cioccolato, per essere eliminata del tutto dalle dita, va leccata con insistenza e a lungo, mica solo una leccatina e via…

Perchè l’insieme è delizioso e peccaminoso, terribilmente zucchero-ciocco-burroso…

Perchè la consistenza simil-spugnosa della torta denuncia l’assenza di burro o ulteriori grassi e tanto basta per sentire un po’ meno il senso di colpa…

Perchè, alla facciaccia della dieta perenne, se mangio un dolce voglio che sia dolce e cremoso e buono, che offuschi per quel breve tratto di spazio temporale ogni pensiero triste o preoccupazione e mi dia gioia e compiacimento. No?! 

La ricetta de La cucina italiana è molto molto simile alla famosissima e americanissima Angel cake (il nome deriva probabilmente dalla sofficità e dal colore bianco-nuvola della pasta), ma il servizio non lo denuncia. Negli States, l’Angel cake è considerata una torta classica, famosa e citata in diversi libri di ricette fin dall‘800, e sembra sia la torta che tradizionalmente veniva preparata per i ricevimenti post-funerale delle comunità afro-americane. Ovviamente c’è anche la Devil’s food cake, tutta cioccolato con crema di cioccolato.

La versione nostrana tratta da La cucina italiana è insomma una via di mezzo. Pasta bianca con crema al burro e cioccolato, dentro e fuori. Dimenticavo: nocciole e mandorle tostate a copertura. 

Nel maggio 1955 La cucina italiana era capeggiata dalle 3 sorelle Gosetti della Salda, che in ogni numero del giornale insegnavano alle massaie a far dolci complicatissimi e di lunga preparazione (uno di ‘sti giorni mi cimenterò ne La religiosa, per la quale serve un ponte lungo o una settimana corta), ricchi di creme e strati, guizzi e sfoglie. Anche in questo caso in perfetta sintonia con i tempi. Si, perchè il ’55 è l’anno della rivoluzione dei consumi, l’anno in cui la Fiat motorizzò l’Italia grazie alla 600, che costava la bellezza di 560.000 lire (un operaio guadagnava circa 40.000 lire al mese, un kilo di pane 15 lire, la benzina 138 lire al litro). Bei tempi anche per la Fiat, che investì 300 miliardi di lire per rinnovare gli impianti per una produzione giornaliera di 624 vetture, fino ad arrivare nel ’56 ad un totale di 300.000 esemplari in un anno. Un’accelerata di consumi e ripresa economica. Da lì in poi (quasi dimenticati gli orrori e la miseria della guerra, rinvigoriti dal vortice di dollaroni che arrivarono grazie al Piano Marshall (1204 milioni di dollari dell’epoca, dal ’47 al ’51) il nostro Paese si preparava a vivere un periodo di vacche grasse: il mitico Boom economico

COME SI FA

CIBO DEGLI ANGELI

Ingredienti:

zucchero al velo……………………gr.350

burro, circa……………………………   250

mandorle……………………………….  150

farina bianca 00………………………  100

fecola di patate……………………….  100

cioccolato in polvere………………… 100

dieci uova (si useranno 6 albumi e 4 uova intere) – una stecca di vaniglia – una bustina di lievito in polvere – due bicchierini di liquore del gusto preferito – sale.

Tempo occorrente: 5 ore circa.

Questo squisito dolce ha il vantaggio di utilizzare gli albumi rimasti da altre preparazioni, inoltre (vantaggio questo non trascurabile) può essere preparato con anticipo anche di un giorno. La massaia che ha la fortuna di avere la cucina dotata di un frullatore tipo San Giorgio o Kenwood, potrà usarlo sia per montare gli albumi, sia per montare la crema che servirà per riempire il dolce.

Chi non possedesse uno stampo a pareti alte e lisce con il buco centrale potrà far cuocere il dolce in uno stampo senza buco, scavando poi ugualmente una galleria a corona. Ricoprire poi completamente il dolce con la rimanente crema e spolverizzarlo con le mandorle tritate.

Mescolare insieme farina, fecola e lievito, setacciandoli per tre volte al fine di amalgamarli bene.

Imburrare uno stampo a pareti alte e lisce e con buco centrale e spolverizzarlo con zucchero semolato.

Versare in una zuppierina quattro albumi, gr. 200 di zucchero al velo e la stecca di vaniglia.Con una frusta sbattere bene e con forza sino ad avere gli albumi ben montati in neve solidissima (chi possedesse uno sbattitore lo usi, risparmierà così una non lieve fatica). Lavare la frusta.

Versare in una seconda zuppierina i rimanenti sei albumi, unire un pizzico di sale e con la frusta ben pulita sbatterli bene, montando anche questi in neve solidissima. 

Ricordare che la perfetta riuscita del dolce dipende dalla montatura degli albumi , poi unirli, poco per volta, agli albumi montati in precedenza,

sempre mescolando con delicatezza per non smontarli e quando saranno bene amalgamati aggiungere la farina, la fecola ed il lievito facendoli cadere a pioggia da un setaccino. Quando tutti gli ingredienti saranno bene incorporati versare il composto nello stampo già pronto e livellare la superficie.

Porre lo stampo in forno già caldo lasciandovelo per circa tre quarti d’ora. Si capirà se il dolce è cotto se, premendo in superficie con un dito, nella pasta non rimarrà alcuna impronta. Togliere lo stampo dal forno, capovolgerlo su un tovagliolo o su una gratella da pasticceria e lasciarlo raffreddare.

Mentre la torta cuoce immergere per un attimo in acqua bollente le mandorle, pelarle, stenderle sulla placca del forno e, dopo aver tolto il dolce, farle leggermente tostare poi tritarle grossolanamente.

Mettere in una zuppierina gr.200 di burro e con un cucchiaio di legno lavorarlo bene sino ad averlo ben montato e soffice; unire poco per volta e sempre mescolando il rimanente zucchero al velo, i quattro tuorli, il cioccolato in polvere ed il liquore.Non ci si dovrà stancare di mescolare; il composto dovrà riuscire ben gonfio e soffice (anche in questo caso si potrà usare lo sbattitore).

Capovolgere il dolce e con un lungo coltello tagliarne in superficie una fetta alta circa 4 cm. Con un secondo coltellino e con un cucchiaino scavare nel dolce una piccola galleria e riempirla con il composto al cioccolato, meno qualche cucchiaio che servirà poi, rimettere al suo posto il pezzo che è stato tolto, porre sul dolce un piatto e capovolgerlo.

Disporre sul dolce la rimanente crema, stendendola in modo uniforme e ricoprendo tutto il dolce.

Far aderire alla crema le mandorle tritate, collocare il dolce in frigorifero, lasciandovelo per circa due ore. Al momento di portare in tavola sollevare l dolce con due spatole, accomodarlo sul piatto di portata e servire. Volendo, accompagnare con panna montata o zabaione (vedi ric. n. 129 di aprile ’54).

Da leccarsi le dita, provare per credere!


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